La degustazione del vino

Attraverso l'esame visivo dei vini si analizzano il colore, la limpidezza e l’effervescenza se presente.

Fate la degustazione mettendo una tovaglia bianca sul tavolo, tenete il calice impugnando lo stelo e portatelo all’altezza degli occhi, quindi osservate il vino.

Il colore, che dipende dall’uva o del vitigno (o dei vitigni) o dai vitigni che lo compongono, dalle tecniche di vinificazione e dal processo di invecchiamento, può essere:

  • bianco carta (colore tipico dei vini bianchi);
  • paglierino (colore tipico dei vini bianchi);
  • dorato (colore tipico dei vini; è anche il colore dei vini che hanno subito l’invecchiamento in legno o è sintomo dell’inizio di ossidazione);
  • ambrato (colore tipico dei vini passiti; è anche il colore che indica ossidazione);
  • verdino (colore tipico dei vini giovani contenenti clorofilla);
  • rosa (colore tipico dei vini rosati);
  • chiaretto (colore tipico dei vini rosati tendenti al rosso);
  • cerasuolo (colore tipico dei vini rossi giovani);
  • rosso porpora (come il cerasuolo, colore tipico dei vini giovani);
  • rosso rubino (colore tipico dei vini rossi strutturati e adatti al lungo invecchiamento);
  • granata (colore tipico dei vini rossi invecchiati o che provengono da vitigni particolari);
  • arancione (è il colore dei vini rossi invecchiati; può anche essere sintomo di ossidazione).

La sfumatura dei riflessi è preziosa per capire se un vino è giovane, difatti lo sono i vini bianchi con riflessi verdastri e i vini rossi con riflessi violacei.

La limpidezza consiste nella concentrazione del colore, che può essere più o meno intensa. Questa dipende dal vitigno e dal metodo di vinificazione. A ogni modo, i vini bianchi, rosati o rossi di qualità devono essere limpidi poiché i tratti torbidi sono indice di difetti gravi che normalmente hanno a che vedere con fenomeni di rifermentazione in bottiglia.

La rifermentazione ha luogo quando il vino è imbottigliato mentre possiede ancora zuccheri che non si sono ancora trasformati in alcol etilico oppure torbido quando non è ancora terminata la fermentazione malolattica, ossia la trasformazione dell’acido malico in acido lattico, che si svolge qualche mese dopo la vinificazione.

Se il vino rimane per un periodo di tempo a temperature molto basse, potreste osservare depositi di cristalli trasparenti, causati da precipitazioni di bitartrato potassico. Non allarmatevi perché il vino non è di scarsa qualità, né i cristalli falsificano la degustazione.

L’effervescenza degli spumanti e dei vini frizzanti dipende dalla quantità di anidride carbonica nel vino e si valuta attraverso grana (grandezza), numero e persistenza (perlage) delle bollicine.

Se la grana delle bollicine è fine si tratta di uno spumante di qualità; se la grana è media lo spumante è ottenuto con metodo Charmat; se la grana è grossa si tratta di un vino frizzante e, se state assaggiando uno spumante, allora è un difetto vero e proprio.

Un elevato numero di bollicine suggerisce che lo spumante è pregiato, mentre una quantità scarsa di bollicine compete solo a spumanti troppo invecchiati.

È segno di pregio la persistenza delle bollicine che, se scarsa, vi fa capire che lo spumante è molto vecchio.

Gli aggettivi più usati durante l’analisi visiva sono:

  • acquoso. Il vino manca di generosità (o vinosità), tanto da ricordare più l’acqua che il vino;
  • grasso. Il vino ha spessore, untuosità;
  • limpido. Il vino possiede una perfetta trasparenza;
  • sciropposo. Il vino ha consistenza simile a quella di uno sciroppo;
  • torbido. Il vino non è trasparente.


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